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Il nome nuovo nell’ultimo maleodorante tramestio che coinvolge il calcio è quello di Pasquale Striano, fino a poco tempo fa oscuro tenente della Guardia di Finanza ora indagato nell’inchiesta sul dossieraggio abusivo. A lui vengono contestati 800 episodi, nell’ambito di circa cinquemila accessi ai database eseguiti dal 2018. Secondo la Procura di Perugia, però, spesso le richieste partivano da giornalisti, cinque dei quali sono a loro volta indagati, su un totale di sedici persone sotto inchiesta. Tra queste, anche il sostituto procuratore della DNA, Antonio Laudati. E se tutto nasce da un esposto del ministro Guido Crosetto.

Dossieraggio, non solo politici: Ronaldo, Agnelli e Allegri

Secondo le indiscrezioni di Repubblica, l’attività di dossieraggio non ha riguardato solo i politici ma anche personaggi dello spettacolo e dello sport. E la Juventus, caso strano, è l’unico club che risulta essere stato attenzionato dal finanziere che ha violato i conti correnti e la privacy a personaggi di primissima fascia: dal presidente Andrea Agnelli (nel 2021 quando era ancora presidente della Juventus) a Massimiliano Allegri fino a Cristiano Ronaldo. Nel mondo del calcio compare anche il presidente Figc Gabriele Gravina e vi sono rumors per ora non confermati di accessi ai dati sensibili di Claudio Lotito, ma è indubbiamente curioso, per usare un eufemismo che il dossieraggio riguardi sempre e soltanto dirigenti del club bianconero.

Il precedente del caso Suarez

Un caso? Una contingenza? Una primizia in attesa di nuovi nomi? Lo vedremo, ma intanto dalla procura di Perugia emergono altri “veleni” dopo quelli relativi al passaporto di Luis Suarez. Già allora il capo della procura umbra, Raffaele Cantone, dovette intervenire nientemeno con una lettera ai giornali (procedimento piuttosto irrituale, per usare anche qui un eufemismo) per precisare che riguardo a quella indagine: «Un ufficiale di polizia giudiziaria delegato all’indagine ha parlato troppo e fuori luogo quando furono fatte le perquisizioni; lo ha fatto, però, a titolo personale, senza essere stato autorizzato da nessuno (certamente non dalla Procura), il giorno in cui, fra l’altro, lasciava il comando perugino per andare a ricoprire un incarico cui era stato trasferito da tempo». Insomma: continue falle nel sistema, anche se in questo caso la Direzione Nazionale Antimafia coordinata da Giovanni Melillo ha scovato l’anomalia.

L’indagine è poi stata passata a Perugia per competenza: «Gli accertamenti – ha spiegato Cantone – vengono condotti in totale sintonia con il procuratore nazionale antimafia che aveva, già prima dell’avvio delle indagini, provveduto a riorganizzare radicalmente il servizio Sos», vale a dire quello che viene attivato automaticamente nel caso di transazioni finanziarie anomali. Striano, interrogato dai pm, ha negato ogni tipo di dossieraggio spiegando che quelle ricerche venivano effettuate “di impulso”, cioè in coordinamento con il magistrato responsabile della sezione presso la Dna, Antonio Laudati. E allora resta in sospeso la domanda più inquietante e pressante a cui gli inquirenti dovranno fornire una risposta: per conto di chi?