Articolo sorgente

(inviato a Vinovo) – Stefano Braghin, direttore della Juventus Women, interviene per una conferenza stampa di stampo progettuale dopo il rinnovo firmato fino al 2027. Il dirigente bianconero farà il punto sulla stagione in corso – che ha portato l’esonero di Joe Montemurro – illustrando quelle che saranno le linee guida per il futuro.

EMOZIONI RINNOVO – «In questi dodici anni di Juve che potrebbero diventare quindici mi sono sentito a casa mia. È un club che ha segnato la mia carriera, farei fatica a immaginarmi dietro a un altro simbolo. Ogni volta che capita di pensarsi altrove mi è sempre risultato difficile pensare la Juve da avversario. È uno stato d’animo che mi fa stare bene, mi sento a casa. Questo mi inorgoglisce e mi fa piacere. Rispetto al tanto che ho ricevuto qualcosa ho anche dato e mi sono conquistato l’orgoglio di rappresentare questo club. La Juve non è un posto come tutti gli altri».

PROGETTO GIOVANI – «Il percorso dei prestiti è in piedi da un po’ di anni. Il passaggio dal settore giovanile alla prima squadra è delicato. Molte giocatrici valide per la Primavera non sono pronte per la Prima Squadra. Nel maschile c’è la Seconda Squadra che è un grande progetto, noi non ce l’abbiamo e i prestiti sono indispensabili. Ogni anno una o due ragazze rientrano e giocano: Lenzini, Cantore e altre. Ne monitoriamo altre con la struttura seguita da Matilde Malatesta e Carola Coppo. Quest’anno abbiamo feedback buoni. Quando parlo di giovani parlo anche di loro, sono ragazze cresciute nel nostro club che hanno i nostri valori di fidelizzazione e attaccamento alla maglia che trasmettiamo dentro al club. Ma mi riferisco anche a calciatrici giovani sul mercato».

RISPOSTA DEL GRUPPO – «Quando sei alla Juve non serve un esonero per responsabilizzarti. La maglia e la storia e milioni di tifosi sono stimoli sufficienti. La squadra in questo momento è chiamata a delle risposte come ognuno di noi. Ma non servono queste cose per rendersi conto di dove si è e quanto bisogna lavorare per meritarsi la Juve. Nei cambiamenti di solito c’è un azzeramento delle gerarchie, quindi tutti sono di nuovo in gioco. Chi era più tranquillo deve difendere la propria posizione e chi si considerava fuori dai giochi può rientrare. Questo è un effetto virtuoso che avevamo vissuto anche col precedente cambio di guida tecnica».

PERIODO DIFFICILE – «Quando i risultati non vengono dopo un periodo in cui sono arrivati oltre ogni aspettativa c’è poca abitudine alla sconfitta. La sofferenza di rappresentare un club così importante e di essere l’avanguardia del calcio femminile italiano senza avere la gratificazione del risultato è difficile. Parliamo di un gruppo e di un progetto che negli ultimi sei anni ha partecipato a 19 competizioni vincendone 12. Siamo saliti dall’ultimo al nono posto in Europa. Negli ultimi 10 mesi abbiamo giocato e vinto due finali. Questi toni di tragedia li comprendo ma a volte si dimentica, abbiamo vinto più di tutti gli altri club italiani insieme negli ultimi 7 anni. I cicli sono fatti di fasi e in questo momento stiamo performando meno, non esiste una linea retta che ti porta a vincere sempre. Ma c’è il merito di avere un bottino dietro grazie ai due allenatori che abbiamo avuto e agli staff, non vorrei buttare tutto a mare».

NUOVO ALLENATORE – «Zappella in questo momento sta lavorando bene e bisogna portargli rispetto. Molte persone si sono candidate per questo ruolo, abbiamo le idee abbastanza chiare sul profilo che serve. L’esperienza ci ha insegnato tante cose. Non c’è nulla di imminente ma pian piano stiamo riducendo la lista facendo una scelta in linea col progetto della società».

INIZIO NUOVO CICLO – «Non sarà facile fare meglio, non è scontato. Più che fine di un ciclo è una fase di un percorso iniziato correndo più velocemente di quanto pensassimo. Ci sono delle necessità di rivedere nuovi protagonisti e che cambino delle gerarchie. Le ragazze più esperte devono trasferire la loro esperienza a quelle più giovani che devono prendersi delle responsabilità. Il calcio femminile è cambiato rispetto a 7 anni fa, soprattutto all’estero. È cambiata anche la società e noi dobbiamo ritararci».

PATRIMONIO MONTEMURRO – «Di Montemurro alla Juve rimarrà tantissimo. La stagione di maggiore successo la abbiamo fatta sotto la sua guida. In un progetto ogni fase ha le sue necessità. Lui ha ottenuto risultati, attratto calciatrici e ci ha dato una certa visibilità internazionale. Ci ha fatto vedere un calcio diverso e lascia una grande eredità come aveva fatto Rita Guarino. Mi auguro che possa trovare una sistemazione e delle calciatrici con cui possa far vedere ancora di più il suo valore. Lascia una Juventus migliore di come l’ha trovata».

MONTEMURRO OUT E BRAGHIN RINNOVA – «Nel momento in cui si dà un segnale di sosta e di cambio, nel timore che potesse essere letto come un disinteresse, il fatto di poter comunicare anche una continuità societaria era un messaggio di rassicurazione. È un cambio legato alla contingenza, il progetto c’è e continua. Le due cose viaggiano separate. La comunicazione congiunta voleva dare un senso di progettualità. Sono state date le interpretazioni più svariate tranne quella giusta».

PROGETTO E MERCATO – «Progetto? Mi fa piacere chiarirlo, il senso è che il club ha intrapreso un nuovo corso, fatto di competitività e sostenibilità. Non viviamo in un contesto a parte rispetto al club, mi ha trovato entusiasta, da amante del calcio credo che la sostenibilità sia la strada per salvare questo gioco straordinario da chi lo inquina e lo rende tossico. Dall’altro c’è il calcio femminile italiano che da due o tre anni è ancora fermo. Dopo il boom del 2019, abbiamo sostenuto come club con la federazione tutti i costi che sono aumentati grazie alla fantastica conquista del professionismo non accompagnato da un piano economico, oggi abbiamo più costi, mancano però marketing, diritti, tv e sfruttamento delle competizioni che non permette salti in avanti a meno che non ci sia chi decide altro. La Premier è lontana da noi. Anni luce. La strategia vuole essere sostenibile che significa che sappiamo di dover investire nel proteggo che non porta ricavi ma deve essere armonico con quanto accade nel club. La strada significa che all’alba del progetto che c’è e deve andare avanti evidentemente si deve puntare su giovani che provengono o da noi o dal nostro circuito, calciatrici straniere per supportare il progetto dove abbiamo bisogno. Non illudetevi di vedere grandi nomi, non sono fatti per noi. I grandi nomi non sempre fanno la differenza, saranno giovani talenti che proviamo ad intercettare prima dei grandi club, questo alza l’asticella del rischio delle scelte, a volte va bene come Julia Grosso, altre meno, ma dobbiamo prenderci il rischio. Terzo pilastro sono le storiche ragazze della Juventus che hanno fatto cose straordinarie per il club e per il calcio, finché ci sarò io avranno sempre un contratto, cambieranno le condizioni, il tempo passa ma finché ci sono io chi ha dato tanto a questo club rimarrà qui».

BIELLA – «Per quanto stia invecchiando sto bene, Biella non l’abbiamo scelta perché la ritenevamo migliore del nostro centro sportivo. Qui non possiamo giocare, sono stato obbligato a dire al club di dover trovare una soluzione alternativa. Biella è lontana, lo so anche io. Non ho un’altra soluzione. In Piemonte non pullulano gli impianti e le amministrazioni che come quella di Biella vogliono investirci. Non è il Santiago Bernabeu ma non merita le critiche che vengono mosse, quando fuori ci saranno 2000 persone a pressare sui cancelli non ci staremo più. Sono grato al club che ci ha permesso di giocare qui. Non possiamo ridurre le distanze, sappiamo che è una criticità, abbiamo rinunciato a far pagare i biglietti per non chiedere ulteriori spese. Il progetto di un nuovo stadio c’è ancora, in questo momento ci sono altre priorità, chissà che con vittorie si possa riaprire questo progetto. Ripeto, a Biella si piò fare un bel calcio, vediamo gli altri girando l’Italia e non mi sembrano nettamente migliori».

GAP CON LA ROMA – «La Roma inizia un ciclo, una fase vincente, per tanti anni lo porterà avanti come abbiamo fatto noi. Credo abbiano un ottimo allenatore, una società che investe e crede nel calcio femminile, giocatrici forti e grande seguito. Oggi la classifica dice che tra noi e loro ci sono otto punti quindi bisogna dargli merito, sono la locomotiva del calcio femminile italiano e noi da buoni vagoni cercheremo di seguirli ed avvicinarci».

RINNOVO MONTEMURRO – «Montemurro comunque l’avrebbe fatta questa stagione, aveva il contratto, non abbiamo allungato un allenatore che non ci sarebbe stato. Nell’estate, prima della UWCL, puntavamo molto su quella gara, sapevamo che in quel momento l’allenatore era molto ambito da società straniere che potevano sicuramente fare meglio di noi dal punto di vista della proposta. È sembrato normale tranquillizzarlo e creargli uno scenario sostenibile rispetto a cosa potessero proporgli gli altri. Chi ha detto che se si rinnova un contratto le cose non possono finire? Klopp andrà via, Tuchel anche con un contratto appena fatto. La strategia del rinnovo è legata al momento, hai una Champions imminente, rischi di perdere l’allenatore ad inizio stagione, provi ad attrarlo e tenerlo per concentrarti sull’obiettivo sportivo. Poi c’è una differenza: io decido il sabato, gli altri parlano il lunedì dopo la partita, con il risultato sportivo è più facile. Dette al lunedì tante cose del sabato le correggerei. Se avessi saputo il risultato della gara contro l’Eintracht magari avrei fatto un altro ragionamento ma dovevo pensare a cosa potesse essere meglio. Non ero preoccupato, avrebbe comunque avuto il contratto».

SERIE A FEMMINILE – «Competitività genera interesse, oggi è raro vedere le teste di serie farsi batter dalle ultime, forse solo noi siamo riusciti. Abbiamo fretta, siamo un paese di calcio, viviamo il calcio in modo totalizzante ma il cammino è lungo, mi aspetto partite attrattive che sono il volano a generare interessi».

RINNOVO GROSSO – «Ha avuto una proposta da noi, è aperta a valutarlo. Ci dirà se la nostra proposta è attrattiva, trattativa aperta, viva. Ottimismo? Non ve lo dico (ride ndr). Moderato dai».