Da Boniek un inno alla speranza:«Juve -Lecce sarà una partita aperta»

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«Vedo una partita aperta a qualsiasi risultato. La Juventus sarà sicuramente arrabbiata, ma questo Lecce darà filo da torcere ai bianconeri».

Ne è convinto il doppio ex Zbigniew Boniek, detto «Zibì». L’ex campione polacco ha militato in bianconero dal 1982 all’85 (vincendo uno Scudetto, una Coppa Italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Uefa). Poi approdò nel Salento, da allenatore, per una sola stagione nel 1990/91, in serie A, col Lecce che arrivò 15esimo e retrocesse in B.

Boniek, che partita sarà Juventus-Lecce?

«È una partita in cui può succedere di tutto. Sicuramente la Juventus esce arrabbiata e anche un po’ delusa dalla gara contro il Sassuolo e cercherà a tutti i costi di ritornare su un percorso vincente. Però non sarà affatto facile, perché vedo che il Lecce sta giocando un buon calcio, si sta impegnando molto e ha buoni giocatori. Già lo scorso anno ha fatto bene, riuscendo a salvarsi alla penultima giornata. E quest’anno mi pare che vada addirittura meglio in questo avvio di stagione. Vediamo cosa viene fuori dalla partita contro la Juventus. Comunque la vedo come una gara aperta ad ogni risultato».

Cosa o chi bisogna temere di più di questa Juventus?

«Mah, la Juve ha comunque giocatori pericolosi, che possono segnare da un momento all’altro. Non è una squadra che ti toglie la palla, la gestisce per tutta la partita e magari non te la fa toccare. Anzi, è una squadra che ti permette di giocare, ma allo stesso tempo è molto pericolosa e può segnare in qualsiasi momento».

E con riferimento al Lecce, l’ha sorpreso questo avvio così lanciato della squadra di mister D’Aversa?

«Già Marco Baroni, alla fine della scorsa stagione, ha lasciato la squadra in buona salute e organizzata bene, con una società che lavora bene, un ambiente molto bello, tutto insomma funziona alla perfezione. Poi, quest’anno, con qualche rinforzo di qualità è normale che vada avanti migliorando. Si tratta di una buona squadra in un contesto importante. Perché l’allenatore è sicuramente una pedina fondamentale, ma se è dentro una società ben organizzata rende di più. E il Lecce è una società organizzata bene. E poi gli effetti di tutto questo si vedono sulla squadra, sui giocatori, su tutto l’ambiente».

C’è qualche giocatore, Krstovic, Ramadani, Almqvist, che l’hanno impressionata di più sinora?

«Sicuramente tutti e tre. Anche la difesa mi piace molto. Ma la forza di questo Lecce non deriva solo da uno o due giocatori. È merito di tutto l’organico, di un modo di giocare, di come si difende e si attacca. Poi ci sono sicuramente singoli giocatori che in certi momenti, in certe partite possono fare la differenza. Però ci vuole l’ossatura di squadra e il Lecce questa ossatura ce l’ha».

Ai tifosi giallorossi, che già sognano traguardi più importanti della salvezza in serie A, cosa si sente di dire?

«Il tifoso ha diritto di sognare, per carità. Però che cosa sogna il tifoso? Lo scudetto? Se sogna lo scudetto gli devo dire di smettere di bere – ride – Però è giusto così: sognare è sempre bello, per cui facciamo sognare i tifosi del Lecce».