Passa tutto dalla testa. Se riconoscere un problema è il primo passo per risolverlo, Igor Tudor ha imboccato la strada giusta in direzione di un finale di stagione che, dopo il passo falso di Parma, non consentirà alla Juventus altri scivoloni, pena l’esclusione dalla Champions che sarà. Il cruccio, alla Continassa, è semmai quello di individuare tutte le sfaccettature del problema di… testa, appunto, che sta affliggendo e limitando i bianconeri. L’approdo del tecnico croato in panchina, all’indomani della complicata (mezza) stagione mottiana, ha garantito all’ambiente la proverbiale scossa emotiva sulla scorta della quale la squadra, a corto di fiducia dopo il complessivo 7-0 incassato per mano di Atalanta e Fiorentina, è prontamente ripartita, mettendo in carniere sette punti in tre partita. Un bottino sufficiente per rientrare subito nel novero delle migliori quattro, con un virtuale biglietto in mano per la prossima Champions.
Juve, problemi di ‘testa’
Quella sorta di magia, però, a Parma è sembrata già svanire, complice una prestazione che ha destato più d’una perplessità per l’approccio e l’atteggiamento tenuto a lungo in campo. «Gli schemi, i sistemi e le combinazioni non bastano: serve anche quello, ma si vince con altre cose», ha tuonato a tal proposito Tudor, nella pancia del Tardini. La necessità dell’ex difensore, ora, è quella di innescare nella testa dei suoi ragazzi quella pronta reazione essenziale per scollarsi di dosso le incertezze emiliane e per riprendere subito il cammino, nel tardo pomeriggio di domani, di fronte al fanalino di coda Monza. Non ci saranno ulteriori prove d’appello, in fondo. Questione di testa, insomma. In tutti i sensi e in tutte le sfaccettature, come accennato. Già, perché il passo falso di mercoledì ha ribadito ai bianconeri quale sia uno dei principali mali tecnici di questa stagione. La rete incassata da Pellegrino, autore di una possente incornata qualche decametro più su di Kelly, è stata infatti la decima subita di testa dalla Juventus.
Juve, i dati che preoccupano
Un dato che non si verificava dal lontano 2009/2010 e che l’avvicendamento in panchina non ha risolto, dal momento che nel turno precedente si era verificata una situazione analoga, con la spizzata vincente di Baschirotto nel finale della sfida dello Stadium al Lecce. Un gol incassato su palla inattiva, per giunta, altro risvolto della stessa medaglia. E, anche in questo frangente, secondo episodio consecutivo per i bianconeri, a rimorchio della rete patita da Shomurodov all’Olimpico contro la Roma. Da punizione in un caso, da corner nell’altro: ben poco cambia. Quello che resta, anzi, è il… mal di testa che sta affliggendo la Juventus. In difesa, complice la contestuale assenza di due colonne come Bremer e Gatti, ma anche in attacco. I bianconeri finora hanno segnato la miseria di tre gol di testa in campionato, appena uno più di Monza e Verona, ultime della classe nella speciale graduatoria. Per dire: Inter (14), Atalanta (12), Lazio e Napoli (9) sono ai primi quattro posti della graduatoria, a testimonianza di quanto il fondamentale – nel calcio attuale – incida sulle ambizioni e, di conseguenza, sui risultati. E, dunque, no. La Juventus, nella testa, non è oggi una delle big. Nemmeno nell’orticello domestico della Serie A.