Prima è toccato a Bonucci, poi a Danilo, si può dire che la fascia di capitano alla Juventus, ultimamente non porti fortuna? Non aveva portato fortuna neanche a Dybala per le note vicende contrattuali che lo avevano indotto a un forzato addio con tanto di lacrime.
Dopo aver ammirato, tra un infortunio e l’altro (questo il vero problema dell’argentino negli ultimi anni) Paulino di nuovo brillante con la palla tra i piedi, ho rivisto un film davanti a me.
La “guerra” alle stelle della squadra
E si può dire che negli ultimi anni, per un motivo o per l’altro, si è sempre innescata una guerra verso le stelle della squadra ed è forse anche per questa ragione che per il quinto anno di fila non vinceremo lo scudetto (Pirlo, Allegri 3 stagioni, Motta). Iniziamo l’anno con questo “buon” proposito, non proprio ammissibile alla Juventus. Per una volta do ragione a Eraldone Pecci: “la Juve è il Real d’Italia, non si può accontentare di essere quinta”. Peccato che l’ex granata e tutta la schiera del partito di una certa parte di critica (sappiamo bene le varie affiliazioni) fino all’anno scorso esaltavano il quarto posto. Coerenza zero.
Comunicazione da mediocri degli ultimi 3 anni
Però è vero, la Juve è il Real d’Italia e può permettersi di neanche lottare per il quinto anno di fila per lo scudetto? Siamo a fine ciclo è vero, questo è chiaro ma 5 anni iniziano a essere una pausa un po’ troppo lunga. Nelle ultime 3 stagioni, anche per una comunicazione parecchio discutibile, ci siamo ritrovati a ragionare come un club dagli obiettivi mediocri, quindi in modo mediocre.
Per me è giusto anche accettare la fine del ciclo forse più glorioso in assoluto in Italia, però a mio modesto parere il ciclo alla Juve inizia a terminare il giorno dell’esonero di Marotta e questo è un dettaglio non da poco, perché Marotta aveva dato stabilità all’ambiente, ai calciatori (e quindi anche alle stelle della squadra) e agli allenatori. Uscito lui è iniziato un lento ma inesorabile declino dovuto al grande caos e alle lotte di potere interne che hanno visto cadere anche i campioni.
Campioni e investimenti
Non perdiamo di vista un fatto visto che alla Continassa penso invece che lo abbiamo perso di vista: per vincere gli scudetti ci vogliono i campioni e gli investimenti.
Noi quest’anno gli investimenti li abbiamo fatti e anche importanti ma Koopmeiners, Douglas Luiz e Nico Gonzalez (140 milioni circa che peseranno nei prossimi anni sui bilanci) non si sono ancora inseriti e questa è la chiave di tutto.
Senza di loro la Juve non farà il salto di qualità, sarà poi il campo a dirci se saranno futuri campioni o buoni giocatori, ad oggi – per vari motivi diversi – non li abbiamo visti se non a sprazzi. Ed è responsabilità di Motta di valorizzarli.
Ma riprendo il film a ritroso di prima, quando vi parlavo di Dybala e le guerre più o meno esplicite fatte dal club alle proprie stelle.
Tutto è iniziato con Del Piero
E’ iniziato tutto con Del Piero alla soglia dei 40 anni. Il tempo purtroppo passa per tutti, i modi potevano essere ben diversi per accompagnarlo alla porta. Però Del Piero ha lasciato spazio e il testimone a due juventini doc come Conte e Nedved che hanno continuato a portare avanti il concetto di juventinità. Marotta e Agnelli dovevano scegliere tra i vari leader a chi dare potere ed hanno scelto allenatore e dirigente che avevano riportato la squadra a vincere lo scudetto.
Oggi quei valori, quel DNA, quello spirito non esiste nella nostra società perché non ci sono più quelle figure. E non ci sono neanche i campioni. Forse bisogna ricostruire proprio ripartendo da Alex.
L’ultimo scudetto juventino
Riprendiamo il filo: l’ultimo scudetto è stato vinto con Sarri in panchina e con Cristiano Ronaldo, Paolo Dybala (miglior giocatore del campionato, così è stato nominato dall’assocalciatori) e Gonzalo Higuain. Può bastare?
Più Pjanic in regia anche se il bosniaco ad un certo punto è andato in rotta di collisione con l’allenatore. La squadra era esperta con Bonucci in difesa vicino al giovanissimo De Ligt mentre Chiellini è stato infortunato per quasi tutta la stagione.
E quel campionato era partito su presupposti sbagliati con Dybala sul mercato e già venduto al Manchester United (a proposito di “guerra” alle proprie stelle) ma l’argentino si è opposto al trasferimento.
L’anno di Pirlo e di Chiesa
L’anno successivo è uscito Higuain (oramai demotivato per sua stessa ammissione e a fine ciclo), idem Pjanic (da quel momento la Juve non ha più avuto un regista degno di quel nome), sono rimasti Ronaldo e Dybala, è tornato Morata ed è stato preso Federico Chiesa. Cambio d’allenatore poche settimane prima dell’inizio del campionato, in panchina è finito (follia!) Pirlo che era destinato alla Next Gen per allenare per la prima volta nella sua vita in Serie C. Follia totale, stagione alle ortiche.
Gli accordi di Paratici con Donnarumma e Hakan Çalhanoğlu
Nel girone di ritorno, Paratici decide di puntare sulla qualità e praticamente acquista due giocatori in scadenza dal Milan: accordi con i rispettivi procuratori, Gigio Donnarumma e Hakan Çalhanoğlu. A fine campionato però il presidente Andrea Agnelli opta per l’ennesima rivoluzione: chiama l’amico Massimiliano Allegri e gli affianca Federico Cherubini, il braccio destro di Paratici (Max è sempre andato d’accordo con Federico il quale – almeno a giudicare dalle intercettazioni – non pare fosse così in sintonia con Paratici).
Dal 2021 comanda Allegri anche sul mercato
Allegri pretende la testa proprio di Fabio, reo di averlo esonerato due anni prima. Agnelli riesce a far digerire la presenza di Nedved che però è con un piede e mezzo fuori. Tutto è nelle mani di Allegri, soprattutto il mercato.
Cambia la guida tecnica della società e cambiano anche le strategie sul mercato. L’ingaggio di Donnarumma è giudicato una follia, considerando che in rosa c’è già Szczesny che pesa a bilancio per 13 milioni di euro lordi e non ha mercato. Impossibile tenere due portieri così. Il povero Raiola si trova spiazzato dopo aver fatto la guerra al Milan per due anni, alla fine bussa alla porta dell’amico Leonardo che gli leva le castagne dal fuoco e ingaggia Donnarumma al PSG.
Salta in modo incomprensibile anche l’acquisto di Hakan Çalhanoğlu (la Juve lo aveva in mano) e Marotta ne approfitta subito per portarlo all’Inter.
L’addio di Ronaldo: un grande pasticcio, sostituito malissimo e a peso d’oro
Il resto della storia la conosciamo: da mesi si parlava di un Cristiano Ronaldo fuori dai giochi per via di un ingaggio insostenibile per il nuovo corso. In effetti, il peso a bilancio è importante ma peccato che la Juventus riconosca al proprio allenatore e al suo staff 20 milioni lordi a stagione.
Il club però durante il mercato sembra inattivo e non fa nulla, così Mendes prende la palla al balzo solo negli ultimi giorni di mercato per portarlo al Manchester. La Juve si trova – in modo incredibile – spiazzata.
Il mercato è disastroso e volto alla mediocrità. Si decide di prendere Locatelli (dopo una trattativa estenuante) e Kean (operazioni che con bonus e pagamenti rateali si arriverà a pagarli 38 e 36 milioni circa)
Si rinuncia quindi a un uomo da 1 goal a partita per accollarsi altri ingaggi e operazioni onerosissime. Nel frattempo inizia la telenovela per il rinnovo di Dybala, si sfiora anche la commedia e sappiamo che arriveremo al divorzio. Ma a gennaio la società investe pesantissimo su un’operazione da 90 milioni (compresi bonus e oneri accessori come le commissioni) per Dusan Vlahovic, voluto da Max Allegri.
Le telenovele Dybala e Pogba
Con Dybala (l’ultimo eroe dello scudetto) si arriva al divorzio sia per le bizze e le pretese dell’argentino (che poi proverà prima ad andare all’Inter e poi firmare per un tozzo di pane per la Roma) che per i ripetuti infortuni e soprattutto con un piano ben preciso dello staff tecnico e dirigenziale: sostituirlo con Pogba. Operazione che sulla carta ha una sua logica, peccato che il francese non giochi da mesi allo United e nessuno si ponga il problema di farsi delle domande sulle sue condizioni fisiche e mentali, visto il forte shock dovuto a un rapimento ad opera anche del fratello.
Sulle sue visite mediche girano parecchie leggende, difficile farsi un’idea. L’unico risultato è che dal presidente al direttore tecnico e all’allenatore nessuno sappia quali siano le reali condizioni di Paul nella primavera del 2021. Incredibile. Come mai nessun club lo ha cercato in quei mesi? Qualcuno conosceva la verità?
Il dato di fatto è che dal 2022 ad oggi, 1 gennaio 2025, per un motivo o per l’altro Pogba non ha quasi mai giocato.
L’evaporazione del talento, le vicende Di Maria e Paredes
Ma l’evaporazione del talento non è finita alla Juve nel 2023. In quella estate arriva Angel Di Maria dopo 40 giorni di attesa e corteggiamento. L’argentino dice si poco convinto, ha la testa ai Mondiali così come l’altro connazionale Paredes arrivato in prestito.
In due pesano per 28 milioni di euro a bilancio di ingaggi, l’inizio è poco convincente, inoltre Di Maria viene messo fuori ruolo dopo un’onorata e lunghissima carriera da esterno di destra. Sappiamo anche qui come è andata a finire. Tutti giocatori mai sostituiti con campioni all’altezza. Quindi, non meravigliamoci se dopo 3 stagioni disastrose, nelle quali il talento è stato disperso nelle macerie tecniche, la Juve sta cercando lentamente di ricostruirsi, ma nonostante investimenti ingenti, non riesce ancora a rialzare la testa.
Ah dimenticavo, nell’ultima stagione l’ultimo a fare le valigie dopo un’altra telenovela stucchevole è stato Federico Chiesa, il prossimo sarà Vlahovic?