Tudor rivoluziona la Juve in 5 mosse: dalla comunicazione al caso Vlahovic, cosa cambierà

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Quelle di Tudor possono già essere ore contate oppure ore che contano. Molto dipenderà da quanto, nei prossimi tre giorni che conducono al match contro il Genoa, il nuovo allenatore-traghettatore della Juve saprà incidere nel Dna di una squadra al momento stordita. Il croato sta inserendo le sue regole; spera così di conquistare la fiducia del gruppo, della società e dell’ambiente, riportando nell’alveo della comprensibilità quelle dinamiche che Thiago aveva reso viceversa criptiche – se non ermetiche – fino ad alzare un muro di incomunicabilità con tutto ciò che lo circondava alla Continassa.

Juve, la nuova comunicazione 

Tudor ha cominciato la sua avventura cancellando i silenzi con cui si era chiusa la precedente gestione. Nei primi due giorni ha parlato con tutti i calciatori, anche con quelli impegnati nelle nazionali. Domani, durante la presentazione ufficiale allo Stadium, spiegherà anche al mondo esterno le proprie idee. Sa di avere poco tempo per convincere tutti – il 4° posto potrebbe non bastare per la conferma – e non intende sprecarlo. Sono finiti i tempi della fascia di capitano passante (su 7 diverse braccia), degli zero a zero dialettici e delle incomprensioni. A proposito di comunicazione: ieri Koop, appena eliminato dalla Nations con l’Olanda, ha scritto un post sui social: «Un sacco di cose positive da prendere da questa settimana». Vlahovic ha messo “mi piace”. Ogni riferimento alla cacciata di Thiago non sembra puramente casuale.  

La regola del nove per Tudor 

Il croato si è guadagnato nel tempo il soprannome di “aggiusta-tudor”. È infatti uno specialista nelle situazioni di crisi. Al primo anno di A salvò l’Udinese in 4 partite, al Marsiglia vinse 7 delle prime 9, al Verona collezionò 19 punti dalla 4ª alla 13ª battendo Roma, Lazio e Juve, mentre alla Lazio, dopo due anni e mezzo di Sarri, rivoluzionò il 4-3-3 portando il suo 3-4-2-1, trascinando i biancocelesti in Europa League con 18 punti in 9 match. Nove sono giusto le partite in cui potrà guidare la Juve per guadagnarsi la conferma: se facesse 2 punti a partita chiuderebbe a 70, la quota Champions. 

Missione rilancio per Vlahovic 

Thiago ha usato Vlahovic finché ne ha avuto bisogno: titolare inamovibile, e costretto agli straordinari, quando non c’erano alternative; riserva di lusso nel momento in cui è subentrato Kolo Muani. Dall’arrivo del francese, Dusan ha giocato appena 153 minuti in 6 partite di campionato e tre volte, l’ultima a Firenze, è rimasto tutta la gara in panchina. Legittimo, se non fosse che il serbo a gennaio del 2022 è costato 70 milioni e rischia di andare a scadenza, a giugno del 2026, con uno stipendio da 22 milioni lordi annui e con un cartellino deprezzato dalle continue esclusioni. Tudor deve recuperare un patrimonio della società. A giudicare da un suo vecchio apprezzamento, lo farà ben volentieri: «Per me Vlahovic è l’attaccante più forte della Serie A». 

Mano palla 

I primi allenamenti restituiscono una prima indicazione sul gioco della Juve: quella che fin qui è stata la squadra, dopo l’Inter, che ha tenuto di più il pallone tra i piedi (59,2% di possesso, 15.715 passaggi totali, 88,8% di precisione) comincerà a liberarsi più velocemente della sfera. «Veloce, veloce» ha ripetuto spesso Tudor durante le prime sedute. Non vuole il possesso sterile, preferisce la riconquista tramite la pressione alta e le marcature uomo su uomo.

L’ambiente Juventus 

C’è un rapporto da ricucire pure con la piazza«Non sopportiamo più questo progetto fallito» scrissero in una nota gli ultras bianconeri, l’1 marzo, quasi con toni profetici, annunciando la contestazione. Al grido di «Tudor uno di noi», da sabato può nascere un patto di non belligeranza con un obiettivo: arrivare in Champions.